Autostima e Assertività ( forse non solo per bambini autistici)

Più vado avanti a scoprire mio figlio più mi accorgo di quanto bisogno lui abbia di essere costantemente rassicurato, la sua autostima 'pompata' un pò, e le sue paure e ansie dissolte giornalmente, più volte al giorno.

Mio figlio ha dei bisogni ovviamente amplificati dalla sua condizione, ma più leggo e imparo tecniche per aiutarlo, più mi rendo conto che forse certe tecniche funzionerebbero per alleviare le ansie ad accrescere l'autostima di tutti i bambini, o di molti.

Io sono cresciuta con un'educazione che qui in inghilterra definiscono 'vittoriana'. Nella mia famiglia si dava molta importanza alle buone maniere, al dover essere educati, al fatto che i bambini dovessero fare ciò che gli adulti imponevano "perchè l'aveva detto mamma, o babbo". Al fatto che i bambini e i ragazzi dovessero uniformarsi e avere successo nelle prove messe davanti a loro: essere bravi a scuola, ad almeno uno sport, a parlare una lingua straniera, etc.

Perché si fa così e basta.

Per eredità educazionale e comportamentale lasciata dai miei nonni, l'attitudine che i miei genitori hanno avuto nella prima parte della mia vita è sempre stata quella di sminuire i successi di noi figlie come se fossero normali, come se fosse tutto dovuto.

Non ci si meritava la bici per essere state promosse (hai fatto solo il tuo dovere). Non eravamo mai più belle né più brave, più intelligenti, più creative, più niente, insomma, di nessun altro. Non si vantavano di noi con gli altri (davanti a noi, perché ora so che, non in nostra presenza, lo facevano).

Anche la presa in giro in caso di cose non riuscite o non fatte perfettamente era molto comune. Questo è forse and un dettaglio dovuto all'essere Sassaresi hehehe.

Questi metodi, usati ovviamente per cercare di stimolarci a dare sempre di più e a non accontentarci mai, hanno genericamente funzionato per me, che ho una personalità che la PNL definirebbe 'verso il piacere', per cui questo genere di commenti mi spingono a fare di più e a provare a me stessa e agli altri che posso farcela; ma non necessariamente per mie sorelle, che avendo delle personalità completamente diverse tra di loro, e dalla mia, a volte venivano molto demotivate.

Io, in ogni caso, sono cresciuta pensando di essere brava e bella, capace e amata, e quindi, avuto Roberto, ero totalmente intenzionata a ripetere il modulo che i miei genitori avevano usato con me, perché in fondo aveva decisamente fuzionato.

E invece niente funzionava.

Ebbene no. Niente senso dell'umorismo e anzi! Reazioni di vera rabbia se preso in giro su cose anche piccolissime, assoluta e totale, istantanea demotivazione in caso di mia attitudine sulle note di "potresti fare di meglio". Una demotivazione che in molti casi ha portato Roberto, con un mio solo commento, ad abbandonare un gioco, o un'attività, per sempre.

Anche i confronti fatti menzionando altri bambini più bravi o obbedienti di lui, più attenti alle lezioni di sport etc, sono stati ovviamente deleteri.

Io facevo del mio meglio. Ora so che facevo un grosso, grosso danno.

Perché, come tutti i bambini PDA e moltissimi bambini sullo spettro autistico - e forse anche alcuni di quelli chiamati "normotipici" - bambini normali, insomma- , Roberto ha grossissimi problemi di autostima. Si rende conto di essere diverso dagli altri, e si autocategorizza come "meno" degli altri. Si rende conto moltissimo dei suoi limiti sociali, di sopportazione, e in alcuni skills come leggere e scrivere, e la sua reazione è un grosso abbassamento dell'autostima insieme ad un rifiuto totale dell'attività di cui, secondo lui, non è all'atezza.

Durante l'ultimo anno, abbiamo lavorato moltissimo su questo aspetto, celebrando e notando in modo plateale tutto ciò che Roberto fa bene, quando prova cose nuove, quando prova a fare una cosa che noi sappiamo lui ritenga difficile, anche se non riesce.

Rimarcando in più occasioni il fatto che tutti facciano errori ( questo concetto viene passato facendo NOI realmente molti, molto plateali errori, davanti a lui, nella vita di tutti i giorni), e che vada bene così, e il concetto che, provando e riprovando, si diventi ogni giorno più bravi.

Quest'ultima è stata la parte più dura perché, per natura, Roberto tende ad abbandonare qualunque attività con un solo fallimento.

Ma dimostrando praticamente i concetti con i nostri errori, facendogli vedere che anche noi potessimo fallire nel tentativo di imparare cose nuove, e poi riuscire continuando a provare, e usando tutti i giorni, in tutti i contesti, un linguaggio e delle frasi mirate a far crescere sempre di più la sua autostima, abbiamo ottenuto risultati eccezionali.

Le frasi che noi usiamo sono state soprattutto all'inizio molto difficili per me da gestire e pronunciare in maniera convincente. Io non le ho mai o quasi mai sentite dai miei genitori fino alla fine dell'adolescenza (dopo cui i miei genitori, ormai divorziati, hanno entrambi, ognuno a modo loro, cambiato stile genitoriale inserendo ADDIRITTURA dei complimenti e delle frasi d'amore, di supporto e motivazione ;) ), e sono cresciuta pensando che chiunque dicesse questo genere di cose ai figli stesse crescendo dei "gaggi", come diremmo a Sassari. (gaggio=ingenuotto un pò babbeo)

E invece.

Fanno un miracolo. Solo il sorriso che generano appena dette, o appena percepite, vale un anno di pratica per riuscire a pronunciarle in modo convincente.

I complimenti per qualunque cosa faccia, le rassicurazioni sul fatto che lo amiamo, che lui sia un bambino speciale, bello, intelligente, i commenti sul fatto che sia gentile, che si comporti bene, etc., generano un risultato positivo istantaneo e hanno contribuito, in questo ultimo anno, a ridare moltissima autostima ad un bambino che non voleva più nemmeno uscire di casa. Che credeva di essere non adatto a stare con gli altri bambini.

Ancora crede che le persone ridano di lui, se qualcuno, per esempio, gli passa vicino ridendo, ma adesso è capace di verbalizzare le sue paure a riguardo e di discuterne, e accettare che le persone stessero ridendo per conto loro.

Queste piccole frasette hanno avuto, e hanno, il potere di fargli credere che al parco giochi i bambini "vogliano essere suoi amici" se lui prova ad avvicinarli, e hanno cambiato in meno di un anno il suo modo di relazionarsi ai suoi coetanei.

Certo, ha sempre il PDA, quindi ci sono altri problemi legato al fatto di voler controllare il gioco in ogni momento, che rende la vita con i bambini non-amici, ma appena incontrati al parco, molto difficile, ma almeno adesso Roberto ha la covinzione di valere come gli altri, e un'autostima a livelli normali che gli ha restituito la capacità di parlare quando crede che gli sia stato fatto un torto, o di chiedere agli altri bambini se "vogliano essere suioi amici".

Che rispetto al Roberto di anche solo 8 mesi fa, è un vero, totale, miracolo.

Ho creato un infografica copiando un poster che noi abbiamo usato per darci l'ispirazione sulle frasi positive da usare.

Io ne ho ovviamente create di mie, e cerco di usarle tutti i giorni in vari momenti della giornata.

Ho anche anche due momenti speciali con Roberto: la mattina appena svegli, quando lui corre nel mio letto e insieme elenchiamo le cose per cui siamo contenti/eccitati in quella giornata, e la sera, mentre lo metto a letto, quando elenchiamo le cose che ci hanno fatto contenti durante la giornata.

Ecco lì io cerco di fare un concentrato di queste frasi positive, perché sono due momenti che entrambi abbiamo molto a cuore, e quindi penso che usare questi rinforzi in una situazione così emozionale lo aiuti a stamparsi queste cose nel profondo del suo cuore e a crederci qualunque cosa succederà.

Speriamo di avere ragione.

I vostri bambini hanno problemi di autostima? Sicurezza in mezzo agli altri? Assertività? Che tecniche usate?

Fatemi sapere!

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