Le paure dei genitori


Ultimamente incontro un sacco di persone che mi scrivono "bravissima per il blog e per quello che fai con Roberto".

E io rispondo sempre che riguardo a quello che faccio per Roberto non c'è molta scelta, e riguardo al blog, quando ero nel buio, sapendo che qualcosa non andava in Roberto, ma non cosa, avrei voluto che qualcuno, un'altra mamma, il postino, la commessa del supermercato, chiunque, mi approcciasse e mi dicesse "anche mio figlio è così, questo funziona e questo no".

Quello che mi ha colpito ultimamente però, è il fatto che siano quasi sempre genitori NT a sottolineare questa cosa.

E che ultimamente, quando guardo e ascolto le mamme "normotipiche" che parlano dei loro figli, mi rendo conto sempre di più di quanto il modo in cui io vivo con Roberto sia così profondamente diverso.

È diverso tutto, dalle cose che lui può fare rispetto ai coetanei, a quelle che io posso o non posso fare se lui è con me, alle regole che posso imporre, all'educazione che posso dargli (educazione? 😂), al modo in cui posso parlare... insomma tutto.

E allora ultimamente mi chiedo: come vivono gli altri genitori? Quelli che hanno figli "normali"? Cosa pensano? La loro vita pratica è diversa, ma le preoccupazioni per i figli, sono le stesse?

Perché io ve lo dico chiaro e tondo, certi giorni io vi guardo e vi vedo senza problemi.

Vi vedo accorarvi dietro a cose come le regole e lo stare seduti, le buone maniere e il fatto che "non vi ha mangiato i broccoli".

Vi vedo preoccuparvi di cose per cui combattevo anche io, ma che ho, per necessità e sopravvivenza, relegato nel cassetto del dimenticatoio, e penso che mi piacerebbe preoccuparmi di quelle cose.

Non sono così cinica tutti i giorni. Ma certi si.

Quando davanti allo specchio devo ammettere che mio figlio non ha nemmeno un amico.

Quando mi tiene sveglia la paura che non riuscirà ad interagire con il figlio del mio compagno, e la nostra vita insieme diventerà più "non facile" di quanto già non sia.

Quando penso che forse dovrò averlo in casa per sempre.

In quei giorni vi guardo, e non riesco nemmeno per un momento ad essere la Francesca empatica e generosa, diplomatica e carina, che tutti conoscono.

In quei giorni, davanti al vostro lamento sul figlio che non mangia la quiche di polpo con una spruzzatina di vero oro zecchino, vi prenderei a pugni sul naso. Ma forte eh.

Razionalmente, badate bene, lo so che anche la vostra vita è tutt'altro che facile. Che anche voi siete esausti e certi giorni vi chiedete chi ve l'ha fatto fare. E che anche i vostri figli avranno momenti più o meno difficili, potrebbero drogarsi o diventare delinquenti, così come il prossimo Michael Jordan o la prossima Beyoncé.

Ma come si vive, mentalmente e psicologicamente, da "normomamma", da "normopapà"?

Ho amiche mamme, e colleghe mamme, e conoscenti mamme, ma è una cosa che non ho mai chiesto a nessuno.

Non so perché, ho sempre pensato che la mia vita non fosse poi diversa da quella degli altri genitori, e che in qualche modo rientrassimo tutti nella stessa categoria... ma oggi più che mai mi rendo conto che forse no.

O si, e ci si concentra solo su altri problemi, con dei figli normotipici?

La mia vita è TUTTA organizzata intorno ai bisogni e le richieste di mio figlio.

Tutta, dalla mattina alla sera, in tutte le stagioni.

Tutto è pianificato, anche alle cose normali come andare al museo si arriva solo attraverso la programmazione e l'interazione di genitori e tutors.

E sarà così, credo, per molto molto tempo.

Ecco, non so in realtà per quanto.

E la notte, quando vado a letto alle 10 e poi penso fino alle 3, questa è una cosa a cui penso molto. Mio figlio sarà in grado di andare all'università, per esempio, a Madrid, se vorrà?

Questo tiene svegli anche i normogenitori? Forse no? Forse si, ma per altri motivi?

Anche voi passate metà delle notti a pensare cos'altro potete fare per migliorare la vita di vostro figlio o vostra figlia? Anche voi leggete ininterrottamente articoli su come crescerli, come aiutarli, come garantire loro una vita normale?

Io ho sempre pensato di si. Ma ultimamente mi sembra che siate così spensierati. Come se i vostri figli occupassero, non so, solo 1/3 dei vostri pensieri.

Ogni tanto, lo so che forse non dovrei dirlo, ogni tanto io sono stanca. Stanca di dover mettere la mia vita al servizio di questa condizione che rende mio figlio schiavo di un'ansia sproporzionata per la sua età, e certi giorni insormontabile.

Ogni tanto, invece, mi rendo conto che questa condizione ha messo la mia vita in prospettiva, e che, rispetto al 95% delle persone che conosco, io identifico nella mia esistenza pochissime cose che mi concedo di chiamare problemi. Vedo ostacoli, si, ma niente che non si possa superare. Quasi nessuna situazione che non si possa cambiare. Certamente poche, pochissime cose di cui lamentarmi. E molte invece da celebrare.

Come oggi. Dopo più di due anni, oggi mio figlio mi ha detto di avere trovato un amico. Non un adulto, un bambino.

Un bambino della sua scuola con cui ha interagito un pò di volte, e insieme hanno deciso di vedersi regolarmente.

Mio figlio gioca con i suoi 4 cugini, che vivono: 3 a 5 ore da Liverpool e uno in Sardegna. E basta.

Per due anni, non è andato a scuola, e ha perso i contatti con gli unici due bambini di Liverpool con cui avesse mai giocato. Prima perché lui era troppo troppo ansioso per avere altri bambini intorno, poi perché nel frattempo quei bambini hanno riempito le loro vite di altri amici, perché la vita va avanti.

E da stasera, mio figlio ha un'amico.

Questo per me significa che i livelli di ansia sono tornati abbastanza bassi da poter sopportare tutto quello che comporta, per lui, stare con altri bambini.

Questo significa che, se adesso ce n'è uno, forse per Luglio ce ne saranno 3.

Voi normogenitori vi preoccupate delle amicizie dei vostri figli? Avete bambini timidi, o bulli, o felicemente pieni di amici?

Raccontatemi a cosa pensate. Ditemi con che pensieri vi addormentate la notte. Raccontatemi le paure per i vostri nani, le cose che non vi fanno dormire.

Perché io da oggi ho un invitato under 18 per la festa di compleanno di mio figlio, e scommetto che non riuscirete a farmi passare il buonumore.


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